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Multicloud ibrido e sicuro. Nuove competenze cercasi – Data Manager

La fase due del mercato aspetta la grande scossa. Accelera la corsa all’integrazione tra tecnologie e sistemi. Da operatività, gestione e ownership, le sfide maggiori per l’IT. Il cantiere aperto della security e il nodo delle API ancora tutto da sciogliere

Articolo Di   Giuseppe Badalucco tratto da Data Manager

ORCHESTRATORI DI AFFIDABILITÀ

Il successo del cloud ibrido passa dall’integrazione delle tecnologie anche di sicurezza tra sistemi on premise e nel cloud pubblico. Orchestrator, connettori che abilitano l’infrastruttura on premises a interfacciarsi con quella in cloud; API (application programming interfaces); autenticazione; networking evoluto. Ognuna di queste tecnologie presenta aspetti di operatività, gestione e ownership nei confronti dei fornitori di servizi cloud da considerare attentamente.

Una delle difficoltà maggiori per le aziende è la complessità alimentata dalla proliferazione e dalla frammentazione degli strumenti di sicurezza. Accentuata se possibile nelle architetture multicloud ibride. Ambienti nei quali le soluzioni tradizionali, basate sulla centralizzazione degli eventi, sono difficilmente integrabili.

«Uno dei maggiori punti deboli delle architetture cloud ibride è rappresentato dall’oggettiva difficoltà a integrare, dal punto di vista della gestione degli incidenti di sicurezza, dati e processi di sicurezza degli ambienti cloud» – spiega Gianni Rossi, sales manager di Gruppo Daman.

«Spesso le informazioni devono essere gestite con strumenti diversi da quelli adottati per gli ambienti on premise. Il risultato è la proliferazione di strumenti e interfacce cyber. Un limite – continua Rossi – superabile con l’aggiunta di funzionalità di orchestrazione che favoriscano i processi di integrazione e capaci di valorizzare e armonizzare le attività degli specialisti di sicurezza, anche dal punto di vista organizzativo».

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